Non sono diversa dalle altre! E non ho bisogno di fare cose più facili. Dimmi quanto tempo ho: una settimana, un giorno? Dimmi e sarà fatto. Perchè ci metto l'anima e ci sputerò sangue, ma quanto è vero Iddio (?) che avrai quello che vuoi, non con un giorno di più.
Dammi le chiavi e ci vado di notte in sala a provare, cazzo. Non mi interessa del dolore.
No, non voglio attraversare il palco facendo cose che facevo 6 anni fa. NO. Preferirei entrare e fare qualcosa che non so fare, sbgliando, o non entrare. E' onore.
Onore perchè sono 10 anni che sono lì e qualcosa, forse e dico forse, l'ho imparato. E non mi farò calpestare, nè tantomeno rimpiazzare. Da chi poi? Mi viene da ridere, ma un po' anche da vomitare.
Ed è rispetto. Rispetto per me che non ho mai gettato la spugna, cazzo. Che mi ci sono sempre messa anima e corpo. Fanculo. Me lo merito il rispetto perchè me lo sono guadagnato ogni giorno di più.
Ma tanto chi sono io alla fine. Le dirò che non ho intenzione di farlo, ma se lei mi dirà che è necessario, allora mi arrenderò. Perchè è quelo che lei vuole. Ma io il sorriso non ce lo metto.Mi vergognerò, e sarà come essere nuda ogni volta che proverò un cazzo di fottuto bourre in sesta.
Solo una lamentela e lo farò, anche se non è ciò che voglio, ma io contro di lei no ci posso andare, signora MAESTRA.
lunedì 21 marzo 2011
giovedì 17 marzo 2011
"Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto."
Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi rendeva sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica. Per tredici anni ho studiato e lavorato, niente audizioni, niente, perché servivano le mie braccia per lavorare nei campi. Ma a me non interessava: io imparavo a danzare e danzavo perché mi era impossibile non farlo, mi era impossibile pensare di essere altrove, di non sentire la terra che si trasformava sotto le mie piante dei piedi, impossibile non perdermi nella musica, impossibile non usare i miei occhi per guardare allo specchio, per provare passi nuovi. Ogni giorno mi alzavo con il pensiero del momento in cui avrei messo i piedi dentro le scarpette e facevo tutto pregustando quel momento. E quando ero lì, con l’odore di canfora, legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero ovunque ed ero ogni cosa. Ricordo una ballerina Elèna Vadislowa, famiglia ricca, ben curata, bellissima. Desiderava ballare quanto me, ma più tardi capii che non era così. Lei ballava per tutte le audizioni, per lo spettacolo di fine coso, per gli insegnanti che la guardavano, per rendere omaggio alla sua bellezza. Si preparò due anni per il concorso Djenko. Le aspettative erano tutte su di lei. Due anni in cui sacrificò parte della s
ua vita. Non vinse il concorso. Smise di ballare, per sempre. Non resse la sconfitta. Era questa la differenza tra me e lei. Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto. Io ballavo perché solo lì il mio essere abbatteva
i limiti della mia condizione sociale, della mia timidezza, della mia vergogna. Io ballavo ed ero con l’universo tra le mani, e mentre ero a scuola, studiavo, aravo i campi alle sei del mattino, la mia mente sopportava perché era ubriaca del mio corpo che catturava l’aria.
Ero povero, e sfilavano davanti a me ragazzi che si esibivano per concorsi, avevano abiti nuovi, facevano viaggi. Non ne soffrivo, la mia sofferenza sarebbe stata impedirmi di entrare nella sala e sentire il mio sudore uscire dai pori del viso. La mia sofferenza sarebbe stata non esserci, non essere lì, circondato da quella poesia che solo la sublimazione dell’arte può dare. Ero pittore, poeta, scultore. Il primo ballerino dello spettacolo di fine anno si fece male. Ero l’unico a sapere ogni mossa perché succhiavo, in silenzio ogni passo. Mi fecero indossare i suoi vestiti, nuovi, brillanti e mi dettero dopo tredici anni, la responsabilità di dimostrare. Nulla fu diverso in quegli attimi che danzai sul palco, ero come nella sala con i miei vestiti smessi. Ero e mi esibivo, ma era danzare che a me importava. Gli applausi mi raggiunsero lontani. Dietro le quinte, l’unica cosa che volevo era togliermi quella calzamaglia scomodissima, ma mi raggiunsero i complimenti di tutti e dovetti aspettare. Il mio sonno non fu diverso da quello delle altre notti. Avevo danzato e chi mi stava guardando era solo una nube lontana all’orizzonte. Da quel momento la mia vita cambiò, ma non la mia passione ed il mio bisogno di danzare. Continuavo ad aiutare mio padre nei campi anche se il mio nome era sulla bocca di tutti. Divenni uno degli astri più luminosi della danza.
Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.
Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita… "

"With his sensual good looks, Nureyev never had any trouble attracting partners. He once said, though, that he had only ever loved three people - two of them were men and the other was Fonteyn.
However, he made it clear to me, as Dame Margot did, that all the magic and fireworks between them were confined to the stage.
'Anything that goes against my work, anything that stops me on the way, they have to be bulldozed.
'Romance is nice. But my romance is my dance. It is everything to me; my past, present and future. It is like my religion.'
Nureyev died of Aids in 1993. Certainly it would never have bothered Dame Margot that her Russian partner was gay - she enjoyed such company, particularly as she had grown up with so many homosexual male dancers.
Towards the end, he said of her: 'We danced with one body, one soul. Margot is all I ever had, only her.' "
mercoledì 16 marzo 2011
domenica 13 marzo 2011
sabato 12 marzo 2011
Io. Ti. ?
Ci sono momenti in cui è necessario andare oltre la vergogna e dimostrare ad una persona quanto la si ritenga importante. Ci sono discussioni in cui mettersi a nudo è un obbligo morale e una dimostrazione d'amore. E lettera battuta sulla tstiera è una coltellata a cuore aperto, ma le pagine scorrono veloci quanto gli impeti di pensieri. Perchè? Non è autolesionismo, è che ci sei tu. E' che... è che.. ti amo. E' che sei importante, e ti amo.
Perchè tutto è diverso quando ci sei tu, e fronteggiare i problemi in due è più semplice. Persino parlare diventa meno doloroso quando so che a kilometri di distanza, dietro ad un monitor ci sei tu, lontana ma dietro l'angolo. Troppo distanti per vederci ogni giorno, ma sempre insieme. "Sarà come se non fossi mai esistito" un paio di coglioni Edward. E' amore, e lascia i segni. Come il pennino sulla carta. Le fa male, forse, ma lei non si lamenta, sa di non essere sola.
Ed ogni volta che sei abbastanza vicina per un'abbraccio mi diventa necessario. E sai perchè? Per colmare il bisogno di te, della tua vicinanza.
Perchè i manchi.
Perchè sei importante.
O forse più semplicemente perchè ti amo e non voglio perderti.
Perchè tutto è diverso quando ci sei tu, e fronteggiare i problemi in due è più semplice. Persino parlare diventa meno doloroso quando so che a kilometri di distanza, dietro ad un monitor ci sei tu, lontana ma dietro l'angolo. Troppo distanti per vederci ogni giorno, ma sempre insieme. "Sarà come se non fossi mai esistito" un paio di coglioni Edward. E' amore, e lascia i segni. Come il pennino sulla carta. Le fa male, forse, ma lei non si lamenta, sa di non essere sola.
Ed ogni volta che sei abbastanza vicina per un'abbraccio mi diventa necessario. E sai perchè? Per colmare il bisogno di te, della tua vicinanza.
Perchè i manchi.
Perchè sei importante.
O forse più semplicemente perchè ti amo e non voglio perderti.
Fantasticheggiando 2.0
Rallenta, sorella. Tic tac, tic tac.
Questo è il mio sogno e la mia vita qua la scelgo io. Aspetta i miei tempi, ferma le lancette. Si sta bene qui, il tempo non scorre più, vuole me. Ma io resto qui. C'è chi dice che mi faccio di roba pesante, e che questo è un posto che non c'è sull'atlante.
E io ci credo, qua non c'è bianco, solo il nero. Perchè il nero è il tutto, ed è quello che voglio adesso.
E non c'è momento in cui rimpianga la sveglia al mattino, le corse per perdere il tram, arrivare in anticipo agli appuntamenti. Qui non c'è il tempo, è fermo. Non si muove, resta. E tu resti con lui, con me. Non aspetto la gente, non mi serve più niente.
Questo è il mio sogno e la mia vita qua la scelgo io. Aspetta i miei tempi, ferma le lancette. Si sta bene qui, il tempo non scorre più, vuole me. Ma io resto qui. C'è chi dice che mi faccio di roba pesante, e che questo è un posto che non c'è sull'atlante.
E io ci credo, qua non c'è bianco, solo il nero. Perchè il nero è il tutto, ed è quello che voglio adesso.
E non c'è momento in cui rimpianga la sveglia al mattino, le corse per perdere il tram, arrivare in anticipo agli appuntamenti. Qui non c'è il tempo, è fermo. Non si muove, resta. E tu resti con lui, con me. Non aspetto la gente, non mi serve più niente.
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Dimmi perchè ogni volta che siamo a lezione e tu sei di fianco a me, i pensieri volano. Dimmi perchè ogni volta che sono sovrappensiero, ti sto pensando, e mi soffermo a guardarti. Dimmi perchè ogni volta che siamo vicini mi perdo nei tuoi occhi.
Ad ogni mattina che passa, ad ogni tua parola, ti vedo sempre più bello. E a volte te lo faccio capire, ragazzo, ma i tuoi occhioni blu non vedono più in là del tuo naso.
Così diversi. Ti amo, stronzo.
Ad ogni mattina che passa, ad ogni tua parola, ti vedo sempre più bello. E a volte te lo faccio capire, ragazzo, ma i tuoi occhioni blu non vedono più in là del tuo naso.
Così diversi. Ti amo, stronzo.
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