giovedì 7 luglio 2011

Oh Dear, now I'm sure, I hate you!



"Could you guess what i'm thinkin' about
But you just care to have someone around
To hold in case that it feels
It feels so bad to have that hollow inside"


Voglio smettere di vivere la vita fasciandomi la testa prima di rompermela. Voglio prendere quello che viene, senza pensare a tutto quello che potrebbe succedere.
Ma continuo ad aver paura che succeda qualcosa che mi possa cambiare, adesso.
Aspetto da mesi e adesso che potrei ho paura.

mercoledì 1 giugno 2011

Non sei obbligato a fare qualcosa che non vuoi fare. Alzati e vai a fare una vasca in via Emilia, ma non dare fastidio a me. Voglio ballare, è chiedere troppo?

Dormire sul soffitto.

Ti accorgi di quanto sia interessante il soffitto di camera tua in quelle notti d'estate in cui il caldo non ti fa prendere sonno. Le lenzuola ti pesano addosso e si appiccicano alle gambe.
Ore ed ore passate ad osservare ogni ombra proiettarsi sul soffitto nella penombra, vivendo una vita in bianco e nero, la vita di qualcun altro. I pensieri vanno lontano e cominci a farti dei viaggi. Ti ricordi dei momenti, di quelli insignificanti che hanno creato un'amicizia, delle sue parole in risposta a una delle tue solite cazzate.

domenica 22 maggio 2011

How will you call your fear when lights will be fading?



Call me
How will you call me
How will you call your fear
When lights will be fading?

Colours
Flares in the nothing
Take everything you've got
Sit down and be ready

Coming
Freaks will be coming
We're gonna burn it down
We'll stand up for our rights and
Nothing will stop us tomorrow

Nothing can stop our rage
Our revenge
Alert the media
And tell the world that it's beginning
Don't you try to hold down
Don't try to hold down...


Call me
How will you call me
How will you call your fear
When lights will be fading?

Coming
Freaks will be coming
We're gonna burn it down
We'll stand up for our rights and
Nothing will stop us tomorrow

Nothing can stop our rage
Our revenge
Alert the media
And tell the world that it's beginning
Don't you try to hold down
Don't try to hold down
The breed
You created
Is gettin' serious
The days have come for some turnover
Clocks are tickin' your time
They're tickin' your time

mercoledì 27 aprile 2011

Pensavo... Prima di facebook se volevi farti notare da una persona non occorreva che tu visitassi cento volte al giorno il suo profilo alla ricerca disperata di un link a cui mettere "mi piace" in modo che il tuo nome apparisse tra le sue notifiche. Prima... di facebook se volevi dedicare una canzone, non bastava metterla in bacheca e taggarci su la persona a cui l'avresti dedicata; no, dovevi prendere il telefono come minimo, chiamarla, e se anche morivi di vergogna e timidezza dovevi dirle "ascolta qua" e mettere il telefono vicino la cassa dello stereo mentre si sentiva la canzone che volevi dedicarle. Prima di facebook una persona per conoscerla dovevi andarle davanti, mostrarti per quello che realmente sei, e dirle "piacere, mi chiamo.." e iniziare a parlarci. negli occhi. Non bastava chiedere "come si chiama quello?" e aggiungerlo la mattina dopo. Prima di facebook se una persona la volevi sentire senza chiamarla, dovevi affidarti agli sms, e alle paranoie che derivano dagli sms: sarà scritto bene? mi risponderà?. Ora invece basta che clicchi un tasto, vai in chat, e se c'è le scrivi quel che credi, tanto sai che è lì, e ti risponderà. Prima di facebook a una persona dovevi dirglielo esplicitamente che ti piaceva, non bastava mettere "mi piace" sotto una sua foto venuta bene. Prima di facebook c'erano gli squilli, ora ci sono i "poke", che come gli squilli, non parlano. Prima di facebook potevi immaginare ad ore cosa una persona stesse facendo, ora invece ci si attacca agli eventi, agli stati, ai post messi in bacheca dagli amici. E non è più un immaginare pulito. é un mettere insieme degli indizi e creare la giornata di una persona. è indagare. Prima di facebook credo ci fosse... della magia. E ce n'era ancora di più prima dei telefonini, quando una persona la chiamavi a casa, e doveva interessarti tanto, perchè a rispondere poteva non essere lei, e allora dovevi presentarti. Ti mettevi in gioco. C'era la magia delle lettere scritte a mano, quelle che se sbagli tiri una riga, non premi il tasto CANC. quelle lettere che poi non vai a cercare in un archivio perfetto, ma in un cassetto incasinato, e di anno in anno le ritrovi più sbiadite. Prima dei poke c'erano gli squilli, prima degli squilli... probabilmente c'erano i sassolini. Ma ve l'immaginate la magia del rumore di un sassolino che batte contro il vetro della vostra finestra? L'effetto che fa affacciarsi e vedere che c'è una persona sotto casa vostra? Non un nome e cognome, ma una persona. Degli occhi, una bocca, delle mani. Prima di facebook c'era un po' più di MAGIA... ora c'è un po' più di COMODITA'.
Francesca Strufaldi

sabato 16 aprile 2011

Quando vecchie ragnatele incontrano nuova luce.

La prima cosa che voglio dire in questo post è che ho finalmente capito che sono affetta di colpi di fulmine cronici. Voglio smettere di amare? Si può? Crea dipendenza e crisi d'astinenza. E poi... Eh, vecchie amicizie che si riscoprono e riassaporano. E che incontrano nuova luce. <3 Perchè senza luce non si vive. E' il colore delle giornate, e fa cambiare: il giorno e la notte, o forse di più. Ogni notte che passi sotto le stelle aspetti l'alba, aspetti che ritorni, aspetti di rivedere lui. E ogni notte più lasci scorrere i pensieri più la luce cresce. Si chiama speranza? Può essere. O tanta gente dice che è solo e sempicemente l'amore.

venerdì 8 aprile 2011

Continuavo invariabilmente a plasmare, cambiare, migliorare e rinnovare me stessa.

"La Danza si impara davanti allo specchio, ore e ore e ore davanti allo specchio. Da ragazzina quando ero una seria studentessa e poi da adulta come professionista a lezione e durante le prove ho imparato che il nostro io, quell’entità nebulosa che si chiama coscienza, esegue e nel contempo vede ogni arco del piede, ogni sguardo, ogni angolo del braccio, ogni rotazione della gamba, ogni sorriso, ogni smorfia, ogni sforzo: si diventa soggetto e oggetto al tempo stesso. Ho calcolato che in venticinque anni di danza ho passato circa milleottocento ore a ballare davanti ad un pubblico e altrettante milleottocento ore ad esercitarmi davanti alle immense pareti di specchi che sono la caratteristica principale di tutte le scuole di ballo, questa implacabile e intensa esposizione quotidiana ha un forte effetto su quella che si definisce la propria immagine di sé. Al contrario di quanto credono i più, tanto tempo passato a ispezionarsi non favorisce il narcisismo o la vanità, anzi, semmai l’opposto, ci guardiamo con uno sguardo allenato a essere critico, competitivo e comparativo. Sì, ogni tanto ciò che si vede è gradevole, bello, qualcosa che vale la pena di guardare, ma molto più spesso è l’immagine di un’imperfezione nel corpo, nella postura, nella tenuta, nel movimento. A dire il vero spesso può sembrarti che quell’unico difetto annienti tutti i tuoi sforzi e persino tutta la tua esistenza, lo specchio dimostra l’impossibilità della perfezione e così ne è nata una bizzarra intimità, continuavo invariabilmente a plasmare, cambiare, migliorare e rinnovare me stessa mentre lo specchio si erge a un giudice come Dio." Fabio Volo

lunedì 21 marzo 2011

Tenere lontano dalla portata dei bambini.

Non sono diversa dalle altre! E non ho bisogno di fare cose più facili. Dimmi quanto tempo ho: una settimana, un giorno? Dimmi e sarà fatto. Perchè ci metto l'anima e ci sputerò sangue, ma quanto è vero Iddio (?) che avrai quello che vuoi, non con un giorno di più.
Dammi le chiavi e ci vado di notte in sala a provare, cazzo. Non mi interessa del dolore.
No, non voglio attraversare il palco facendo cose che facevo 6 anni fa. NO. Preferirei entrare e fare qualcosa che non so fare, sbgliando, o non entrare. E' onore.
Onore perchè sono 10 anni che sono lì e qualcosa, forse e dico forse, l'ho imparato. E non mi farò calpestare, nè tantomeno rimpiazzare. Da chi poi? Mi viene da ridere, ma un po' anche da vomitare.
Ed è rispetto. Rispetto per me che non ho mai gettato la spugna, cazzo. Che mi ci sono sempre messa anima e corpo. Fanculo. Me lo merito il rispetto perchè me lo sono guadagnato ogni giorno di più.
Ma tanto chi sono io alla fine. Le dirò che non ho intenzione di farlo, ma se lei mi dirà che è necessario, allora mi arrenderò. Perchè è quelo che lei vuole. Ma io il sorriso non ce lo metto.Mi vergognerò, e sarà come essere nuda ogni volta che proverò un cazzo di fottuto bourre in sesta.
Solo una lamentela e lo farò, anche se non è ciò che voglio, ma io contro di lei no ci posso andare, signora MAESTRA.

giovedì 17 marzo 2011

"Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto."

Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza.

Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi rendeva sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica. Per tredici anni ho studiato e lavorato, niente audizioni, niente, perché servivano le mie braccia per lavorare nei campi. Ma a me non interessava: io imparavo a danzare e danzavo perché mi era impossibile non farlo, mi era impossibile pensare di essere altrove, di non sentire la terra che si trasformava sotto le mie piante dei piedi, impossibile non perdermi nella musica, impossibile non usare i miei occhi per guardare allo specchio, per provare passi nuovi. Ogni giorno mi alzavo con il pensiero del momento in cui avrei messo i piedi dentro le scarpette e facevo tutto pregustando quel momento. E quando ero lì, con l’odore di canfora, legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero ovunque ed ero ogni cosa. Ricordo una ballerina Elèna Vadislowa, famiglia ricca, ben curata, bellissima. Desiderava ballare quanto me, ma più tardi capii che non era così. Lei ballava per tutte le audizioni, per lo spettacolo di fine coso, per gli insegnanti che la guardavano, per rendere omaggio alla sua bellezza. Si preparò due anni per il concorso Djenko. Le aspettative erano tutte su di lei. Due anni in cui sacrificò parte della sua vita. Non vinse il concorso. Smise di ballare, per sempre. Non resse la sconfitta. Era questa la differenza tra me e lei.
Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto. Io ballavo perché solo lì il mio essere abbatteva
i limiti della mia condizione sociale, della mia timidezza, della mia vergogna. Io ballavo ed ero con l’universo tra le mani, e mentre ero a scuola, studiavo, aravo i campi alle sei del mattino, la mia mente sopportava perché era ubriaca del mio corpo che catturava l’aria.

Ero povero, e sfilavano davanti a me ragazzi che si esibivano per concorsi, avevano abiti nuovi, facevano viaggi. Non ne soffrivo, la mia sofferenza sarebbe stata impedirmi di entrare nella sala e sentire il mio sudore uscire dai pori del viso. La mia sofferenza sarebbe stata non esserci, non essere lì, circondato da quella poesia che solo la sublimazione dell’arte può dare. Ero pittore, poeta, scultore. Il primo ballerino dello spettacolo di fine anno si fece male. Ero l’unico a sapere ogni mossa perché succhiavo, in silenzio ogni passo. Mi fecero indossare i suoi vestiti, nuovi, brillanti e mi dettero dopo tredici anni, la responsabilità di dimostrare. Nulla fu diverso in quegli attimi che danzai sul palco, ero come nella sala con i miei vestiti smessi. Ero e mi esibivo, ma era danzare che a me importava. Gli applausi mi raggiunsero lontani. Dietro le quinte, l’unica cosa che volevo era togliermi quella calzamaglia scomodissima, ma mi raggiunsero i complimenti di tutti e dovetti aspettare. Il mio sonno non fu diverso da quello delle altre notti. Avevo danzato e chi mi stava guardando era solo una nube lontana all’orizzonte. Da quel momento la mia vita cambiò, ma non la mia passione ed il mio bisogno di danzare. Continuavo ad aiutare mio padre nei campi anche se il mio nome era sulla bocca di tutti. Divenni uno degli astri più luminosi della danza.

Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.

Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita… "




"With his sensual good looks, Nureyev never had any trouble attracting partners. He once said, though, that he had only ever loved three people - two of them were men and the other was Fonteyn.
However, he made it clear to me, as Dame Margot did, that all the magic and fireworks between them were confined to the stage.
'Anything that goes against my work, anything that stops me on the way, they have to be bulldozed.
'Romance is nice. But my romance is my dance. It is everything to me; my past, present and future. It is like my religion.'

Nureyev died of Aids in 1993. Certainly it would never have bothered Dame Margot that her Russian partner was gay - she enjoyed such company, particularly as she had grown up with so many homosexual male dancers.
Towards the end, he said of her: 'We danced with one body, one soul. Margot is all I ever had, only her.' "

mercoledì 16 marzo 2011



La mia storia inzia venerdì prossimo. Ogni venerdì, ogni giorno di più. Ogni sorriso di più. E mi ci dedicherò con ogni atomo del mio corpo. <3
10 anni alle spalle. Solo altri 3, i più duri, ed è fatta.

domenica 13 marzo 2011

sabato 12 marzo 2011

Io. Ti. ?

Ci sono momenti in cui è necessario andare oltre la vergogna e dimostrare ad una persona quanto la si ritenga importante. Ci sono discussioni in cui mettersi a nudo è un obbligo morale e una dimostrazione d'amore. E lettera battuta sulla tstiera è una coltellata a cuore aperto, ma le pagine scorrono veloci quanto gli impeti di pensieri. Perchè? Non è autolesionismo, è che ci sei tu. E' che... è che.. ti amo. E' che sei importante, e ti amo.
Perchè tutto è diverso quando ci sei tu, e fronteggiare i problemi in due è più semplice. Persino parlare diventa meno doloroso quando so che a kilometri di distanza, dietro ad un monitor ci sei tu, lontana ma dietro l'angolo. Troppo distanti per vederci ogni giorno, ma sempre insieme. "Sarà come se non fossi mai esistito" un paio di coglioni Edward. E' amore, e lascia i segni. Come il pennino sulla carta. Le fa male, forse, ma lei non si lamenta, sa di non essere sola.

Ed ogni volta che sei abbastanza vicina per un'abbraccio mi diventa necessario. E sai perchè? Per colmare il bisogno di te, della tua vicinanza.
Perchè i manchi.
Perchè sei importante.
O forse più semplicemente perchè ti amo e non voglio perderti.

Fantasticheggiando 2.0

Rallenta, sorella. Tic tac, tic tac.
Questo è il mio sogno e la mia vita qua la scelgo io. Aspetta i miei tempi, ferma le lancette. Si sta bene qui, il tempo non scorre più, vuole me. Ma io resto qui. C'è chi dice che mi faccio di roba pesante, e che questo è un posto che non c'è sull'atlante.
E io ci credo, qua non c'è bianco, solo il nero. Perchè il nero è il tutto, ed è quello che voglio adesso.
E non c'è momento in cui rimpianga la sveglia al mattino, le corse per perdere il tram, arrivare in anticipo agli appuntamenti. Qui non c'è il tempo, è fermo. Non si muove, resta. E tu resti con lui, con me. Non aspetto la gente, non mi serve più niente.

.

Dimmi perchè ogni volta che siamo a lezione e tu sei di fianco a me, i pensieri volano. Dimmi perchè ogni volta che sono sovrappensiero, ti sto pensando, e mi soffermo a guardarti. Dimmi perchè ogni volta che siamo vicini mi perdo nei tuoi occhi.
Ad ogni mattina che passa, ad ogni tua parola, ti vedo sempre più bello. E a volte te lo faccio capire, ragazzo, ma i tuoi occhioni blu non vedono più in là del tuo naso.
Così diversi. Ti amo, stronzo.

giovedì 24 febbraio 2011

2x12, Silly Love Song.

Ciao. :)
Chiunque tu sia, dovunque tu sia, questo è il mio indirizzo.
Sono anni che ti cerco, solo che hai una faccia abbastanza comune e spesso mi confondo.
Ho provato per tanto tempo a vedere il tuo volto tra i miei amici, tra i compagni di scuola ad ogni festa, ma ogni volta quando il naso assomigliava al tuo, allora la bocca era quella di qualcun altro, o gli occhi... E quando pensavo di averti trovato, allora qualche problema saltava fuori. C'è da dire che quello è successo a tanti altri. Anche la mia è una faccia comunq, anche se non troppo, e qualche volta la gente mi ha scambiato per il proprio Amore.
Ti prego adesso di saltar fuori, come in Candid Camera, e di dirmi che ti ho sempre avuto con me. Ho bisogno di sentirmi dire che in tutti quei viaggi, qualcosa di te c'era davvero. Era il tuo profumo, forse.
Se proprio non puoi fare una cosa del genere, fai un'entrata scenografica. Ho fatto la brava bambina e forse qualcosa me lo merito anche io :)
Ma perfavore, non farmi aspettare tanto. Mi manchi. Tutto quello di cui ho bisogno ora è che tu abbia bisogno di me. Sono stanca di correre, ora corri un po' tu e vienimi a prendere.
Confidando nel tuo buonsenso e nella tua capacità di comprensione,
tua (non-ancora) per sempre,
G.

martedì 4 gennaio 2011

4 anni e troppi sogni.

Si sbriciolano, come il vetro, in un pugno. Spingono, tagliano, si infilano sotto la carne, e poi cadono, scappano, questi frammenti di sogni impazziti.
Vanno in fumo, bruciano e poi spariscono, ma lasciano il segno.

Un sogno e 4 anni. Devo farcela.
Devo farcela anche se l'unica a crederci sono io, e forse neanche più tanto.
Devo farcela per me. Devo farcela perchè altrimenti non saprei da che parte ricominciare, come non impazzire.
E invece rimarrò dove sono, ferma, immutata nel tempo che passa, se ne va, corre e vorticherà intorno ale vite delle persone con cui ho passato i miei anni.
Resterò la stessa, solita grigia sbiadita persona che sono ora?
Probabilmente sì. Passeranno gli anni e io non mi arrenderò fino alla soglia del tempo oltre la quale non potrò più continuare. Senza disperazione, con probabilità, ma con dolore nel cuore.

Perchè la gente corre troppo veloce in questo mondo, e la terra gira, e gira, e gira.
E io resto ferma, ad aspettare qualcosa che non arriverà mai.
MAI.

Oppure un bel giorno durante una passeggiata troverò la mia strada, la mia vita, quello che ho sempre voluto. Uhm. Buono a sapersi... se solo tutto quello di cui ho bisogno crescesse sugli alberi.