venerdì 8 aprile 2011

Continuavo invariabilmente a plasmare, cambiare, migliorare e rinnovare me stessa.

"La Danza si impara davanti allo specchio, ore e ore e ore davanti allo specchio. Da ragazzina quando ero una seria studentessa e poi da adulta come professionista a lezione e durante le prove ho imparato che il nostro io, quell’entità nebulosa che si chiama coscienza, esegue e nel contempo vede ogni arco del piede, ogni sguardo, ogni angolo del braccio, ogni rotazione della gamba, ogni sorriso, ogni smorfia, ogni sforzo: si diventa soggetto e oggetto al tempo stesso. Ho calcolato che in venticinque anni di danza ho passato circa milleottocento ore a ballare davanti ad un pubblico e altrettante milleottocento ore ad esercitarmi davanti alle immense pareti di specchi che sono la caratteristica principale di tutte le scuole di ballo, questa implacabile e intensa esposizione quotidiana ha un forte effetto su quella che si definisce la propria immagine di sé. Al contrario di quanto credono i più, tanto tempo passato a ispezionarsi non favorisce il narcisismo o la vanità, anzi, semmai l’opposto, ci guardiamo con uno sguardo allenato a essere critico, competitivo e comparativo. Sì, ogni tanto ciò che si vede è gradevole, bello, qualcosa che vale la pena di guardare, ma molto più spesso è l’immagine di un’imperfezione nel corpo, nella postura, nella tenuta, nel movimento. A dire il vero spesso può sembrarti che quell’unico difetto annienti tutti i tuoi sforzi e persino tutta la tua esistenza, lo specchio dimostra l’impossibilità della perfezione e così ne è nata una bizzarra intimità, continuavo invariabilmente a plasmare, cambiare, migliorare e rinnovare me stessa mentre lo specchio si erge a un giudice come Dio." Fabio Volo

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